Quando gli amici del Convento Meridiano ci hanno chiesto una parola che raccontasse il presente, ce ne sono venute in mente tante: sconfitta, abbandono, comunità, solidarietà, resistenza, scommessa, antifragilità, ma quella che ci si è attaccata addosso è stata RESTANZA.

La nostra natura ci porta a guardare sempre oltre, verso nuovi confini e profondità, a non arrenderci e allora ci siamo chiesti: cosa verrà fuori da questo presente che ci è piombato addosso senza neanche avvisare? E cosa faremo noi, quando tutto questo sarà finito (perché prima o poi finirà)? Seguiremo l’istinto di fuggire, andare via? Ma poi dove? In fondo “vado verso dove vengo”. No, resteremo e ricostruiremo, giorno per giorno, non solo con idee, prospettive e significati nuovi, ma anche con schegge e frammenti delle esperienze passate, con ciò che di buono abbiamo fatto; dovremo tornare sui nostri passi per ritrovare la strada e vedere quanto è vivo ciò che credevamo morto, scovare la bellezza scartata.

Riscoprire ciò che resta, con la consapevolezza che legami e rapporti sono ormai cambiati; reinventare il significato delle nostre vite facendo i conti con partenze, ritorni, diffidenze, comunità interrotte da recuperare.

Tendersi verso storie contrarie all’arrendevolezza.

Tornare a scorrere.

“Il paese presepe è finito, frantumato, smembrato, esploso, svuotato”, quello che resterà sarà il reale che dovrà sfidare paure e attese.

Outside the box, collettivo composto da Giuseppe Conte (Gimondi), Nicola Di Donato, Fabiola Durante, Giada Falato, Filippo Mancini, Luigi Morone, Davide Pengue, Mara e Mariagianna Rossi e Maria Pia Silvestri

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