Ora tutta questa bruttezza che sembra quasi calata dall’esterno sopra un paesaggio particolarmente delicato, “sottile” sia nella sua parte più selvatica […], sia in quella più pettinata dall’agricoltura, non può non creare devastazioni nell’ambito sociologico e psicologico.
Vivere in mezzo alla bruttezza non può non intaccare un certo tipo di sensibilità, ricca e vibrante, […], alimentando impensabili fenomeni regressivi al limite del disagio mentale.

Andrea Zanzotto

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