Nei giorni di clausura il senso del termine VUOTO diventa sempre più evidente. In un articolo su Doppiozero, Luca Molinari ce lo racconta.

Quale è il rumore del vuoto?

In questi anni sono stato ossessionato dalla dimensione del vuoto, dalla sua importanza e necessità in architettura e negli spazi urbani.

Niente come la sensazione che ho provato camminando per le strade di Milano in questi ultimi dieci giorni ha reso evidente il senso di questo termine. Il silenzio che viviamo è quello del 15 agosto o della mattina del 26 dicembre, sordo, ovattato, pacificato.

Ma la città è fatta di densità di corpi, rumori, odori, colori che s’inseguono e sovrappongono senza sosta. La loro natura è indifferente: umana, meccanica, animale, atmosferica, tutto concorre a dare senso e pasta all’ambiente urbano che abitiamo con tanta naturalezza e che caratterizza l’identità profonda di tutti noi. L’uomo ha sempre cercato la città lungo tutto la sua Storia, anche quando ne era terrorizzato e la demonizzava; si tratta di un’attrazione fatale che ha visto un crescendo vertiginoso in questi ultimi 150 anni.

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